Sono incazzato nero. Con mio figlio di quattro anni assisto a una scena che mi ha lasciato interdetto. Il titolare di un tiro al bersaglio, sistemato all’interno del luna park alla festa patronale di un paese del Barese, consegna il premio a un ragazzino di 14 anni, forse 15: una bottiglia di spumante. L’uomo, amplificato dal microfono, spiega che non è un regalo qualunque. La bottiglia, spiega, è fresca al punto giusto, pronta all’uso. Il ragazzo la prende e si dirige entusiasta verso il resto della comitiva.

Quel giostraio, mi chiedo, consegnerebbe la bottiglia a suo figlio e ai suoi amici? La cosa che mi ha fatto maggiormente incazzare, però, è stato lo sguardo indignato degli altri genitori. Evidentemente non abbastanza indignato da intervenire per riportare un po’ di buon senso in quella situazione. Secondo il giostraio è tutto normale. A dirla in breve: fatti loro, ciò che fanno di quella bottiglia non è affar suo. Complimenti. Un tempo, quando con gli amici decidevo di violare le regole, rischiando sberle e punizioni – ormai merce rara – dovevo fare i salti mortali. Oggi, invece, per ubriacarsi basta poco, anche andare a tirare quattro colpi di pistola al luna park.

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