Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, diffonde il suo numero di cellulare su Facebook. “Se avete bisogno di aiuto chiamate prima il vostro sindaco e poi me se non avete risolto 3358402227 il mio solito numero”. Purtroppo, caro presidente, non è solo il suo numero ad essere il solito, ma anche la disorganizzazione mostrata nel fronteggiare un’emergenza ampiamente annunciata, esattamente nella portata in cui la stiamo vivendo.

La pubblicazione del suo numero di telefono è una sconfitta per tutti, unita alla situazione che stanno vivendo molti abitanti di Palo del Colle, soprattutto nelle frazioni di campagna. Palo del Colle, non un paese a caso, ma quello di Antonio Nunziante, l’assessore alla Protezione Civile, che prima del grade gelo aveva rassicurato tutti: “Siamo pronti. Ci dispiace dirlo, presidente, ma sembra prorio che pur sapendo ciò che sarebbe accaduto, neppure le intemperie hanno rovinato a qualcuno le ferie.

Nelle emergenze la Regione non ha poteri esecutivi, di azione per intenderci, escluse alcune competenze su terremoti e incendi boschivi, per cui in tutti gli altri casi dovrebbe avere solo potere previsionale e strategico operativo. In altre parole dovrebbe concorrere con tutte le altre forze, compresi Comuni e Prefetture.
Sa cosa può essere successo, presidente? Sulla scorta del “Siamo pronti” dell’assessore, ahinoi, si è forse pensato che con il solo bollettino di condizione meteo avverse la Regione avesse esaurito i suoi compiti. E invece no. Ricodiamo tutti ciò che accadde nelle emergenze analoghe del 2009 e del 2011. I risultati furono diversi e si riuscì a contenere i disagi causati dalle nevicate. Non ricordo di aver mai scritto così tanti piccoli e grandi drammi da gelo come quest’anno. Coordinati dalla Protezione Civile regionale, caro presidente, gli altri assessorati pugliesi avrebbero dovuto mappare la situazione sui punti di primo soccorso, rinforzando poi i servizi a domicilio per i non deambulizzanti, oltre ad avere una conoscenza sullo stato di servizio e i punti di contatto per le eventuali emergenze sanitarie. Fin qui la sanità, ma il discorso può essere replicato per ciascuno dei “suoi” assessorati.
Con l’asessorato ai Trasporti si sarebbe dovuto fare il punto per conoscere lo stato dei vari servizi su gomma o su rotaia, condividendo con loro processi di emergenza in caso di superamento delle soglie di allerta (cosa che avverà nelle prossime ore), tanto per non far collassare il sistema dei trasporti. 

Il punto con l’assessorato all’Agricoltura, per pianificare le emergenze eventuali sulle grandi realtà agricole e di allevamento, prendendo da parte loro (assessorato) eventuali fondi integrativi per poter integrare le informazioni su masserie e realtà agricole distanti dai centri urbani, nonché integrarsi con i circa 3.000 uomini specializzati per aiutare l’esercito di volontari durante la fase critica.

Non andiamo oltre, proviamo a rimanere sui servizi essenziali. In mezzo a questo che in tanti, con o senza il suo numero di telefonino memorizzato sui cellulari dei pugliesi, definiscono un disastro, non possiamo non metterci la Prefettura, che ha un ruolo esecutuvo, praticamente al pari di un sindaco può e deve emettere ordinanze. Dove sono le pattuglie della Provincia, oggi Polizia locale, che avrebbero dovuto sorvegliare ed indirizzare per il tramite della sala di controllo aperta in Prefettura, i mezzi spalaneve e spargisale?

Dove sono le pattuglie di ronda sulle strade principali e complanari per segnalare eventuali emergenze ma, sopratutto, dove sono i bollettini prefettizi per informare la popolazione? Presidente si fa presto a lasciare il proprio, solito numero di telefono, buttandola in bagarre. Molto più complesso, invece, è fare in modo che ognuno faccia il proprio, al meglio delle sue competenze e professionalità, anche nel bel mezzo di un periodo festivo.
Perché, sì, ce la facciamo, i baresi hanno un cuore grande, se la sanno cavare, non li ammazza nessuno (speriamo non la neve), hanno la pellaccia dura e via dicendo. Di etichette i baresi ne hanno fin troppe, ciò che è mancato in questo caso ai baresi, a differenza del passato, è un’organizzazione precisa, che facesse sentire meno i disagi. Per la cronaca, qualcuno ci ha detto che ha provato a chiamarla al suo solito numero, ma per mezzora non è riuscito a prendere la linea perché era isolato a Mariotto.
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2 COMMENTI

  1. Quando la gestione dell’ordinario trova il tempo che trova, in situazioni straordinarie ci si può affidare solo alla buona sorte. Non esistono uffici operativi per fronteggiare le emergenze, sia che riguardino la sicurezza, sia condizioni meteo o altro. Non ci sono uomini appositamente preparati e pagati allo scopo, ma solo volontari che fanno quello che possono, magari anche confusione dovuta alla giovane età della maggior parte di loro. I piani di emergenza, previsti per legge, rimangono chiusi nei cassetti, nella impossibilità di attuarli per mancanza di mezzi e di uomini. Non è neanche questione di questo o quel sindaco, ma è conseguenza della nostra arte di “arrangiare”, lontana mille miglia dalla “organizzazione” che servirebbe in questi casi. Se i politici sono il nostro specchio, cosa possiamo aspettarci da loro se non mediocrità, approssimazione, incompetenza o dissimulazione. E allora facciamo una passeggiata a Bari vecchia e scopriremo come già da secoli affrontiamo certe situazioni: Vi è posto con un nome bellissimo che si chiama Corte Lascia Fare a Dio.

  2. Egregio sig. Loconte capisco bene che Lei debba fare il suo lavoro ma un consiglio cerchi di farlo nei migliori dei modi, chi la sta scrivendo è una persona che fa parte della ex Polizia Provinciale oggi denominata Polizia Metropolitana, tenuto conto che ad oggi detto corpo conta poco più che 48 unità per tutto il territorio metropolitano ex provinciale, di cui solo la metà operativa, in quanto altri colleghi impiegati in altri compiti d’Istituto e che il parco auto a disposizione non è organizzato a fronteggiare queste emergenze. Si perché ora le spiego abbiamo auto ormai vecchiotte la cui manutenzione è ormai ferma da alcuni mesi con 160000 km circa ognuna parliamo di Fiat Punto e due PK, la cosa più drammatica che facciamo parte della Protezione Civile è vero ma solo sulla carta perché fino ad oggi in sette anni di servizio non ho visto ancora soldini che fossero impiegati per il miglioramento del corpo inserendo mezzi e uomini per fronteggiare queste emergenze eccezionali. Tornando in dietro col tempo il sottoscritto nel ormai lontano 2011 ha fatto parte di tutti quei colleghi che hanno fatto di tutto pur di prestare soccorso ai cittadini mettendo a rischio la propria vita e che dopo aver portato in salvo due persone in stato di assideramento sulla S.P. Altamura Corato uscite fuori strada con la loro autovettura ormai invasa dalla neve, dopo averli liberati e portati nell’auto di servizio, restammo bloccati per una forte bufera che in pochi minuti fece raggiungere i 70 cm circa di neve, in diretto contatto con cellulari personali con la S.O. in Prefettura ci veniva ripetutamente riferito i soccorsi stanno arrivando, e bene lo sa dopo quanto tempo arrivarono i soccorsi dopo circa 12 ore si erano dimenticati di due uomini che avevano lasciato le proprie famiglie per fare il proprio dovere e che chissà se non ci fosse stato il coraggio di scendere dall’automezzo ogni 30 minuti per tutte quelle infinite ore e spalare vicino al tubo di scarico per assicurare calore nell’abitacolo ai due giovani cittadini soccorsi forse oggi non ero qui a scrivere. Allora perché all’epoca non si parló di questo perché state sempre a colpire la ex Polizia Provinciale e quando ci sono da prendere i meriti parlate sempre e solo di altre forze di Polizia, le posso garantire che anche in questa emergenza la Polizia Metropolitana è presente e lo sarà sempre anche in futuro stia tranquillo, e invece di fare queste precisazioni veda dove sono finiti i fondi adibiti alla Protezione Civile e quindi anche quelli che dovevano essere impiegati all’acquisto di nuovi automezzi e vestiario per la Polizia Metropolitana?

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