L’Agenzia Regionale per la Tecnologia e l’Innovazione non ci sta. Dopo la pubblicazione di uno studio condotto dall’Università del Salento e le successive accuse, da più parti, del fallimento a cui sarebbero andate incontro le startup pugliesi, l’Arti incassa il colpo e va al contrattacco. Quello studio decisamente non è andato giù e così, carte e dati alla mano, ha diffuso un comunicato stampa piuttosto seccato con cui ribatte “colpo su colpo”. Dati parziali e confusi, secondo l’Arti, quelli su cui si basa lo studio, e addirittura un lavoro non corretto nel metodo, quello dei ricercatori. Insomma, non c’è scritto a chiare lettere, ma dall’Arti si leva il grido “capre, capre” verso i ricercatori in questione. Questo il comunicato diffuso dall’agenzia regionale.

Si discute in queste ore sul presunto fallimento delle politiche regionali di sostegno alle startup innovative. Il pretesto è fornito dalla pubblicazione di un recente studio condotto da alcuni ricercatori dell’Università del Salento e i cui risultati sono stati resi noti ieri. Dallo studio emergerebbe, secondo gli autori, l’evidenza della scarsa incisività delle politiche regionali in tale ambito, sia dal punto di vista dell’occupazione e della crescita sviluppata dalle nuove iniziative imprenditoriali tecnologiche, sia in relazione al loro esaurirsi in un circuito asfittico “bando-finanziamenti-incentivi”.

Un argomento così complesso, delicato e importante come quello della nuova imprenditoria ad alto contenuto tecnologico meriterebbe una discussione su dati meno parziali e confusi.

Molti punti del lavoro risultano infatti metodologicamente non corretti. Innanzi tutto si accomunano due iniziative: la Start Cap Puglia, iniziativa regionale gestita dall’ARTI, Agenzia Regionale per la Tecnologia e l’Innovazione, e Valore Assoluto, iniziativa della Camera di Commercio di Bari, diverse per tipologia di proponente (uno di carattere regionale e uno privato) e finalità.

Start Cup Puglia, infatti, è il livello regionale del PNI-Premio Nazionale per l’Innovazione, di cui condivide gli obiettivi e i meccanismi: mira, cioè, a promuovere la ‘cultura’ di impresa prevalentemente presso spin off accademiche. I premi, pertanto, non sono certo configurabili come incentivi, bensì come riconoscimenti ai migliori progetti di impresa: l’importo limitato di quelli assegnati in Puglia lo dimostra chiaramente, ammontando a 10mila euro per ogni team vincitore; sono peraltro vincolati alla costituzione della società e alla partecipazione alla finale nazionale del PNI.

Inoltre, analizzare le 36 startup premiate in un unico lasso temporale così ampio (2008-2014) non può fornire dati significativi. È del tutto evidente, infatti, che startup nate in anni più recenti possono non registrare ancora ricavi o non aver attivato occupazione.

Sarebbe stato più utile analizzare l’evoluzione che il processo sta avendo, evidenziando che negli ultimi anni i casi di successo sono più significativi.

Lo confermano diversi casi di società già operative con successo e con riconoscimenti nazionali, come quelli di Biofordrug (spin off dell’Università di Bari e vincitore della Start Cup 2010); Diptera (vincitore di categoria al PNI 2014); il vincitore assoluto del PNI 2015, New Gluten World, spin-off dell’Università di Foggia, che il sistema regionale ha supportato anche nella fase di tutela della proprietà intellettuale, che ha visto l’investimento nella società di un grande imprenditore locale.

È ovvio che il problema dello sviluppo di nuove imprese tecnologiche è e resta un campo aperto. Non esistono modelli, magari anglosassoni o illustri, che possono essere riproposti tal quali, perchè le condizioni di successo sono in buona parte legate alle tipicità del territorio: è l’insieme di soggetti, di opportunità e di relazioni che è in grado di innescare processi virtuosi di nascita e di trasferimento al mercato di idee imprenditoriali innovative.

In questi anni l’ARTI, consapevole della complessità del tema e del fatto che la politica degli incentivi da sola non può determinare il moltiplicarsi di iniziative innovative di successo, per conto della Regione ha messo a punto una serie di strumenti. Con l’obiettivo di creare le condizioni e le connessioni per fare impresa, ha attivato un processo di accompagnamento basato su occasioni di formazione sulla proprietà intellettuale e sul trasferimento tecnologico, sostegno alla protezione internazionale dei brevetti, sostegno alla prototipazione, attività di mentorship realizzata in collaborazione con imprenditori consolidati, occasioni di networking tra neoimprenditori, servizi reali e così via.

E in tutte queste iniziative nessun incentivo ai partecipanti e nessun compenso ai mentori, perchè il ruolo dell’Agenzia è quello di stimolare la cultura dell’imprenditoria innovativa e favorire le condizioni perché si possa fare impresa.

Parlare di questi temi con approssimazione genera confusione, soprattutto se a innescarla sono studi realizzati nell’ambito di progetti finanziati a soggetti che avrebbero dovuto far nascere startup di successo invece di limitarsi ad analizzare le iniziative degli altri.

Un’analisi sull’evoluzione del fenomeno della nascita di startup e una discussione sul tema è auspicabile, purché sia seria, corretta e non strumentale.

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