Un gruppo di lavoratori del call center FlipCall (Comdata) di Bitritto aveva denunciato di dover lasciare 1.350 punti all’azienda per non subire decurtazioni in busta paga. Ci abbiamo messo un po’ per capirlo, ma quei punti equivalgono ad un numero di contratti che l’azienda pretende da ogni lavoratore prima di pagarlo come previsto dal contratto nazionale di lavoro.

La faccenda torna prepotentemente d’attualità a causa della comunicazione fatta in questi giorni ai lavoratori dai team leder e responsabili delle risorse umane. Nel caso non si raggiungano questi benedetti punti, si perdono soldi, bei soldi. Se malauguratamente non si riescono a mettere insieme i 1.350 punti da regalare all’azienda, FlipCall sottrae il 15 per cento dalle ore lavorate. Facciamo un esempio. Considerato un monte di 100 ore lavorate, senza il fatidico punteggio, vengono sottratte 15 ore a 6,51 euro ad ora. Si tratta di circa 98 euro, che moltiplicati per il 50 per centro dei 6.000 operatori, equivalgono a 30mila euro mensili. Una cifra considerevole, non c’è che dire.

La domanda che vorremmo porre all’azienda è semplice: secondo quale principio viene applicato questo criterio? Vodafone, Tim, Sky, Gas Natural, Associazione datoriale e sindacati ne sono a conoscenza? Perché quella probabile decurtazione non è prevista dal contratto fatto firmare ai lavoratori?

In virtù di quanto detto, FlipCall, per evitare che gli operatori possano rendersi conto di quanto percepiranno il mese successivo, ha tolto loro il cosiddetto “cruscotto”. Uno schema che riportava il numero di matricola, le ore lavorate e le attivazioni fatte. I lavoratori, a meno che non facciano personalmente il conteggio approssimativo, si ritrovano la sorpresa in busta paga. A quel punto: prendere o lasciare. L’azienda ha il coltello dalla parte del manico, perché in tanti accettano senza fiatare tutto ciò che gli viene dato.

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