Tanto tuonò, che alla fine piovve. In questo caso ha proprio diluviato. Lo avevamo annunciato. Per capire se davvero l’azienda avesse rispettato o meno il contratto nazionale di lavoro con tutti i suoi dipendenti sarebbe stato necessario aspettare la busta paga di luglio. Il cedolino non mente e allora si scopre che a tutti gli addetti che non hanno raggiunto i 1.350 punti, l’equivalente di un certo numero di contratti “regalati” all’azienda, sono state sottratte diverse decine di euro. La meraviglia è stata generale.

In alcuni casi si tratta di cifre vicine ai 200 euro. Accortisi di quello che probabilmente sarà fatto passare come un errore, nella sede di Bitritto c’è stato un gran fugg fuggi, mentre alcuni operatori non hanno evitato di mostrare il proprio dissenso.

Calcolando ipoteticamente che le ore effettivamente lavorate, comprese le pause, siano cento come riportate in busta paga, nel caso del mancato raggiungimento dei punti imposti, FlipCall ha sottratto il 15 per cento dello stipendio.

Quale voce del contratto nazionale lo prevede? Si chiedono i lavoratori, alcuni dei quali sono pronti a rivolgersi agli avvocati per vedere rispettato quello che ritengono essere un diritto negato. Per un padre di famiglia si tratta di una decurtazione insopportabile, soprattutto perché apparentemente immotivata. Mai come adesso sarebbe necessario che le autorità competenti chiariscano definitivamente la vicenda.

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