“Il mio pensiero di oggi è rivolto a quei colleghi, dipendenti di associazioni di ‘volontariato’ gestite da padroni senza scrupoli, al lavoro senza che gli venga riconosciuto alcun diritto”. Parte così il messaggio di un operatore del 118 all’indomani dell’affidamento delle postazioni baresi per altri tre anni alle cosiddette associazioni senza fini di lucro.

La Asl aveva sospeso il bando, ufficialmente per effettuare altri accertamenti sulle associzioni assegnatarie delle postazioni dopo le polemiche iniziali e le presunte irregolarità. In realtà, secondo quanto siamo stati in grado di apprendere, serviva tempo per assegnare gli autisti alle automediche, in modo da non far perdere loro le indennità che avrebbero perso qualora fossero stati assegnati ai pronto soccorso.

La parte più complicata di questa finta rivoluzione sono proprio le automediche. Alla fine l’accordo è stato raggiunto, con ulteriori spese per le casse pubbliche. Gli autisti resteranno come da contratto entro i 50 chilometri dalle proprie abitazioni, ma con un livello di spreco molto alto. Facciamo un esempio, quello di Altamura, dove finora l’ambulanza era Mike, col medico a bordo. Adesso ha solo l’infermiere, in modo da giustificare l’intervento della neonata automedica. Significa che mentre prima su un codice giallo o rosso andava solo medico, infermiere, autista e soccorritore, oggi in aggiunta vanno anche un altro autista, un infermiere e pure un altro soccorritore.

L’automedica, senza almeno tre ambulanze India da supportare, non è la risorsa che si crede. Sarà per questo che in regioni come il Piemonte, dove il 118 esiste da più di 40 anni, sulle automediche hanno fatto un passo indietro.

Non si è avuto il coraggio di cambiare radicalmente, si è preso tempo, continuando a spremere le casse pubbliche e pure centinaia di volontari, senza dei quali il 118 imploderebbe. Volontari, si fa per dire, perché in effetti sono veri e propri schiavi, probabilmente anche un po’ per colpa loro, per quell’atavica incapacità di puntare i piedi e una certa propensione allo schiavismo. Controsensi da primo maggio.

“Il mio pensiero – continua l’operatore del 118 – va a quelli che, lo stipendio è un optional, da dare quando decide il padrone e senza che gli vengano riconosciute le indennità notturne, i festivi e qualsiasi altra maggiorazione”. Un pensiero amaro. La sottolineatura di un nuovo corso che puzza tanto di stantìo. “E pensare che qualcuno, pagato anche per vigilare su quanto detto prima – si legge ancora – oggi quasi sicuramente starà festeggiando nella sua villa di lusso oppure in qualche bel ristorante”.

Il servizio continua esattamente nello stesso modo in cui lo avevamo lasciato, con sfruttati e sfruttatori insieme; con medici e infermieri a coprire turni per 24 ore di fila, altrimenti su qualche ambulanza non ci starebbe nessuno. In più ci sono anche le automediche, attivate con il solo criterio di non scontentare gli autisti. Chi sta in prima linea nel servizio di emergenza-urgenza merita certamente più rispetto, non solo nelle parole che seguono un cataclisma. Meritano risposte certe anche gli utenti-contribuenti, non sempre consci di come vengano spesi i propri soldi. Bisognerà aspettare altri tre anni, forse, perché alla mezzanotte di ieri il cambiamento è stato solo di facciata. Se ci pensate nessuno ha fatto proclami, nessuno si è appuntato medaglie al petto.

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