Non fu solo pittore, grafico, fotografo, poeta visivo e persino cineasta; Man Ray è stato soprattutto uno sperimentatore, innovatore delle tecniche, tra i massimi esponenti dell’avanguardia dadaista e surrealista, senza mai tuttavia riconoscersi totalmente in esse. Grande fu la sua capacità di interpretare l’evoluzione artistica di quella temperie culturale che ha rinnovato il linguaggio estetico durante il “secolo breve”. All'”Uomo Raggio”, lo pseudonimo con cui Emmanuel Radtsinsky scelse di firmarsi fin dall’inizio, il castello di Conversano dedica una retrospettiva intitolata “L’Uomo Infinito”, curata da Eugenia Spadaro e Vincenzo De Bellis. L’ampia rassegna si compone di oltre 100 opere tra disegni, dipinti, fotografie, litografie, assemblaggi e una scultura, tutte provenienti dalla Fondazione Marconi, avviata da Giorgio, grande collezionista ma soprattutto amico di Man Ray.

L’esposizione, allestita seguendo un ordine cronologico, è divisa in 5 sale e articolata per 8 aree tematiche, gettando uno sguardo d’insieme sulla completa e complessa produzione dell’artista e della sua multiforme ricerca. La sala di apertura è dedicata agli assemblaggi più iconici, i ready made “assistiti”, quelli che Man Ray concepisce superando il dadaismo di Duchamp e dimostrando la sua sofisticata capacità di restituire poesia e autonomia persino a un oggetto che perde la sua funzione d’uso. É il caso del celebre “Cadeau”, il ferro da stiro cui aggiunse una fila di chiodi solo pochi minuti prima di esporlo ad una delle sue prime mostre a Parigi. Non mancano il “Metronomo”, utilizzato come strumento di lavoro per dipingere a tempo del suo ticchettio e l'”Ostruzione”, un perfetto gioco di equilibri con cui Man Ray anticipa le sculture mobili del conterraneo Alexander Calder.

Il percorso espositivo prosegue con la produzione grafica dell’artista, tra cui spicca “L’Homme Infini”, litografia del 1970 da cui la mostra prende il titolo, sintesi della stratificazione della sua vicenda artistica. Dagli esordi a New York al trasferimento a Parigi, l’esposizione prosegue con le fotografie. Versatile ed intuitivo, Man Ray ebbe il merito di cogliere fin da subito le infinite potenzialità espressive che l’obiettivo poteva offrirgli; a lui si deve la geniale invenzione del rayogramma, di cui sono esposti alcuni esemplari oltre alla ritrattistica che gli permise di instaurare un dialogo diretto con gli artisti che, come lui, hanno fatto la storia dell’avanguardia: Dalì, Picasso, Picabia, ma anche la svizzera Meret Oppenheim, musa ispiratrice del surrealismo, Coco Chanel e Lee Miller, sua assistente e compagna, nota per essere la prima fotoreporter donna.

A completare la mostra l’iconica immagine del “Violon d’Ingres”, l’opera per cui è annoverato tra i maestri della fotografia, in cui ritrae la sua modella e amante Kiki, personaggio simbolo di Montparnasse. Ed è sempre con la fotografia che si conclude l’esposizione, nella sezione finale in cui sono esposti “I 50 ritratti di Juliet”, testamento d’amore alla sua ultima compagna di vita, conosciuta nel 1940 ad Hollywood, quando farà ritorno in America, ma anche alle sue origini di artista sperimentatore. Fu lei a spronarlo per riprendere l’attività di pittore e di assemblatore di oggetti, riallacciandosi a quel filone di ricerche iniziali che hanno fatto di lui uno fra i pochi artisti capaci di rinnovare la propria opera senza mai ripetersi.

L’esposizione, organizzata dall’Associazione Culturale Artes  in collaborazione con la Fondazione Studio Marconi ’65 di Milano, l’Amministrazione Comunale di Conversano ed il Man Ray Trust, si inserisce nell’ambito del Festival Libro Possibile nella sezione denominata l’Arte Possibile

La mostra è visitabile fino al 19 novembre

ORARI
dal lunedì alla domenica 9.30-13.30 / 17.00-21.00

INGRESSO
Intero 10euro
Ridotto 6euro

INFO
3939990505
www.manrayconversano.com

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