Entrambi si affermarono nel panorama artistico internazionale, conquistando fama e successo negli ambienti più prestigiosi della loro epoca. Corrado Giaquinto e Filippo Cifariello, l’uno pittore l’altro scultore, appartengono a due periodi diversi e per questo hanno maturato due stili differenti: barocco il primo, verista il secondo; ma entrambi hanno in comune la loro città natale, Molfetta, che oggi ne celebra il talento con una mostra che li vede protagonisti.

“Corrado Giaquinto e Filippo Cifariello. Nuovi e inediti contributi”, è il titolo dell’esposizione temporanea in corso fino all’11 febbraio al Museo Diocesano. Curata dal professor Gaetano Mongelli, la mostra si pone a conclusione di una serie di studi condotti su alcune opere che hanno arricchito la collezione permanente. Tra queste “Una Cocotte”, mezzo busto in terracotta modellato da un giovanissimo Cifariello, quando non ancora ventenne fu ammesso all’Istituto di Belle arti di Napoli, dove ebbe modo di mostrare il suo precoce talento artistico, sviluppatosi poi nella Parigi fin de siecle.

Fu proprio nella ville lumiere che lo scultore molfettese venne apprezzato per la sua abilità di ritrattista, ricevendo commissioni dalle personalità più in vista dell’alta società parigina: tra queste Madame Vera Gourian, per cui eseguì un ritratto presentato poi all’Esposizione Internazionale di Parigi del 1910; un gesso patinato in color bronzo presente nella mostra e realizzato da Cifariello in sole 3 ore, come lui stesso annotò sul retro della scultura

Del Giaquinto sono invece esposte, tra le altre opere, due oli in cui il pittore dà prova delle sue capacità di colorista: in “San Nicola salva i naufraghi” e “I Santi Ippolito, Taurino ed Ercolano”, domina una gamma cromatica densa e luminosa, una tavolozza pervasa di luce che, insieme all’impostazione teatrale della scena, contribuisce a rendere i dipinti di grande immediatezza. Le tele sono ascrivibili al periodo precedente il suo trasferimento a Madrid, dove venne nominato “pittore di camera” della corte spagnola, mentre in Italia venne chiamato a collaborare al fianco degli architetti Filippo Juvarra e Luigi Vanvitelli.

Con quest’iniziativa, il Museo Diocesano intraprende un percorso di studio e valorizzazione del patrimonio storico-artistico del territorio; la mostra, organizzata in occasione dei 250 anni dalla morte di Giaquinto e degli 80 da quella di Cifariello, anticipa il prossimo evento che si soffermerà sulla figura di Giulio Cozzoli (1882- 1956), altro grande nome dell’arte molfettese, anch’egli scultore come il Cifariello, di cui peraltro fu allievo, raccogliendone l’eredità artistica.

La mostra resterà aperta fino all’11 febbraio

Orario
Dal martedì alla domenica: 10.00- 13.00
Sabato e domenica: 17.30- 20.30
Lunedì chiuso

Biglietto d’ingresso
Intero 4 €
Ridotto 3 €

Info
museodiocesanomolfetta.it
348.411.36.99

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