Vittorio Sgarbi, lo storico dell’arte Jean Clair, l’ex direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci, il compositore Riccardo Muti e l’ex direttore degli Uffizi Antonio Natali; sono solo alcuni degli autorevoli nomi che hanno contribuito al volume “L’arte di Dio. Sacri pensieri, profane idee, edito da Cantagalli e curato da Cristina Siccardi. Tra questi anche il pittore Giovanni Gasparro, tra i massimi esponenti del realismo italiano, definito dal critico ferrarese “l’ultimo caravaggesco”.

“E’ una sorta di simposio in cui si discute delle problematiche legate al forte degrado dell’arte, dell’architettura e della musica sacra legate alla liturgia cattolica” spiega Gasparro ai nostri microfoni.

Il pittore riporta la sua esperienza da figurativo e lo fa affrontando la questione dell’arte contemporanea rispetto alle rappresentazioni sacre: “Mi sono soffermato sulle problematiche legate alla committenza e sulle grandi commissioni d’arte sacra, che in questo momento storico sono troppo spesso di natura aniconica, venendo meno quel carattere di figurazione che aveva distinto l’arte sacra fin dai primordi.”

Gasparro fornisce un doppio contributo al volume, dal momento che per la copertina è stato scelto proprio un suo dipinto raffigurante il Salvator Mundi, il Cristo Salvatore del mondo, ancora infante. A spiegarci il significato dell’opera che vi mostriamo in esclusiva, un olio su tela conservato in collezione privata, è lo stesso pittore: “Il bambino regge un globo terrestre ed è rappresentato con altri attributi iconografici che rimandano all’immagine di Cristo, alla liturgia cattolica, all’arte e alla musica sacra”

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