Martedì 29 u.s. ritorno al Nuovo Teatro Abeliano del Collegium Musicum, dopo la fortunata “trasferta” alla chiesa di San Sabino per un concerto con Amelia Felle che questa testata ha recensito. Una serata divisa in due parti (ma senza intervallo) dedicata al Cinema e Musica, col sottotitolo La musica “forte” nel film.

Nella prima parte Livio Costarella, che nell’annuncio della serata abbiamo definito eclettico – è infatti diplomato in pianoforte, scrittore, giornalista, ed in quest’ultima veste, sia critico musicale, che cinematografico – ha portato per mano il folto pubblico presente a conoscere l’intera trama del film di Yaron Zilberman, USA 2012, “A late quartet”, che nella versione italiana –non proprio fedele- è divenuto “Una fragile armonia”.

L’ultimo quartetto si apre con l’esecuzione del Quartetto per archi n.14 in do diesis minore op.131 e racconta le tormentate vicende dei musicisti componenti un quartetto. Si chiude con l’esecuzione dello stesso brano, ma con un nuovo componente, voluto dal leader del complesso, ormai tragicamente malato, al quale la vita della sua creatura musicale sta a cuore, evidentemente, più della propria.

La seconda parte della serata è stata affidata ai Solisti del Collegium, Carmine Scarpati – Daniela Carabellese, violini, Francesca Carabellese, viola e Giuseppe Carabellese, violoncello. Presentandoli al pubblico, Costarella ha ricordato che tre di essi sono fratello e sorelle, mentre il primo violino, Carmine Scarpati è “una sorta di loro fratello grande”. E Scarpati è grande in tutti i sensi, permettetemi di aggiungere. Grande di età, certamente, ma soprattutto grande musicista e, insieme al direttore artistico e stabile del Collegium Musicum, Rino Marrone, colonna insostituibile dello splendido complesso da camera barese.

L’affiatamento del gruppo è apparso subito l’elemento prevalente e sublimante dell’esecuzione. Le qualità individuali dei singoli componenti apparivano, per chi li ha sentiti spesso, quasi compresse per esaltarne l’armonia. Una esecuzione in realtà da manuale. Il quartetto per archi n.14 in do diesis minore op.131 appartiene alle ultime composizioni di Beethoven, raggruppate nel novero delle cosiddette opere tarde, dette pure ultimi quartetti, caratterizzati dalla piena maturità dell’Autore.

Nel quarto movimento, forse il più complesso dell’opera, Scarpati ed i germani Carabellese hanno dato, a mio sommesso avviso, il meglio di se stessi. Bella anche “la scena” con le due donne in elegante abito lungo rosso e i due uomini in classico nero. Pubblico attento, competente, che ha tributato agli artisti il meritato plauso entusiasta. Bis negato per la stanchezza degli esecutori. La composizione beethoveniana in programma, oltre 40 minuti senza pause, richiede uno sforzo non comune.

Unico punto dolente l’acustica sorda dell’Abeliano e la scelta di far scorrere qualche immagine del film durante l’esecuzione dal vivo, con la conseguenza che le casse acustiche del teatro, talvolta, si sono fatte inopportunamente sentire. Ma a Bari la situazione dei teatri è un dramma, non certo mitigato dall’indifferenza ed ignoranza della nostra classe politica dirigente, e bisogna far buon viso a cattivo gioco.

Anche la scorsa stagione ospitò una serata analoga. Non sarebbe male dar ragione al detto popolare “non c’è due senza tre”. Rino Marrone e Livio Costarella, mi è sembrato già ne parlassero fra loro, dietro le quinte, alla fine della bella serata.

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