Condannato a 15 giorni, pena sospesa, per aver aggredito verbalmente il medico che aveva salvato la vita di sua figlia neonata, che con un nome di fantasia chiameremo Maria. Evidentemente un ingrato, ma la versione del genitore, che aveva registrato la conversazione col medico, è un’altra. Il papà, convinto che senza l’insistenza nei confronti dei medici sua figlia sarebbe morta, ha deciso di andare avanti nella sua battaglia e ci ha scritto una lettera. La vicenda solleva una questione particolarmente sentita: la scarsa empatia tra medico e genitori terrorizzati dalle apparenti gravi condizioni dei figli. Ecco cosa ha scritto.

Pochi giorni dopo il parto, mia figlia e mia moglie escono dall’ospedale e noi torniamo a casa sereni. Dopo qualche tempo ci accorgiamo che Maria aveva difficoltà a bere il latte e presentava un po’ di sudorazione.

A tale situazione poi si associò il fatto che la respirazione non ci sembrava del tutto normale, così dopo 5 giorni dalle dimissioni ci recammo dalla pediatra che ci rassicurò: “Ha solo un po’ di muchi – ci disse –  acqua fisiologica e aereosol come terapia sono sufficienti”. Quindi ci tranquillizzammo, ma vedevamo che Maria aveva sempre questo respiro affannoso. Il giorno dopo, dato che non migliorava, ci recammo all’ospedale dove la bambina era nata.

“Dottore – dicemmo io e mia moglie – può visitare la bimba? Non ci sembra che respiri bene”. “Senta – ci disse una dottoressa – non vi preoccupate, i neonati respirano tutti così, sta bene non preoccupatevi. Un altro medico vide la piccola e anche lui disse di non preoccuparci: “State tranquilli, se è stata dimessa vuol dire che per noi è tutto a posto, non possiamo visitarla”.

Dubbiosi sulla diagnosi troppo veloce, insistemmo affinché la visitassero e dopo 15 minuti di lotta finalmente un medico la prese e scocciato la portò in medicheria. Dopo 2 minuti, vedemmo intorno a nostra figlia un allarmismo indescrivibile, medici che correvano da una parte all’altra. A quel punto chiesi preoccupato cosa stesse accadendo, risposta: “La bambina non ha quasi più battito, sicuramente ha un problema cardiaco”.

Se fossimo andati via, che fine avrebbe fatto mia figlia? Possibile che noi genitori ignoranti in materia avevamo fiutato qualcosa di grave e loro, dottori laureati, no? Fummo chiamati dal primario alla presenza del medico che ci stava mandando a casa, il quale mortificato ci disse che per fortuna non ce ne eravamo andati: “Maria è nata con una cardiopatia congenita – ci spiegò – le sue condizioni sono molto gravi”.

Mi dissero che la piccola aveva due grossi ematomi sulla schiena, chiedendo se per caso fosse caduta, ma nei loro occhi leggevo l’insinuazione che noi le avessimo fatto del male.

La mattina seguente ci dissero che le condizioni della piccola erano stabili e potevano effettuare l’intervento chirurgico. L’operazione durò 3 ore circa e fortunatamente andò bene, anche se il cardiochirurgo confessò che quando arrivarono i risultati degli esami del sangue temeva che non ce l’avrebbe fatta. Qualche mese dopo la piccola subì un secondo intervento chirurgico perché il problema si era ripresentato.

Nel frattempo, cercando giustizia perché volevo che quei medici pagassero per la loro negligenza, interpellai uno specialista al quale esposi tutta la situazione dettagliata, ma pur capendo la mia rabbia, disse che grazie a Dio la mancata diagnosi non aveva procurato danni alla piccola, quindi non si poteva agire ne penalmente n’è civilmente. Mi chiedo: ci deve scappare il morto per avere giustizia?

Mi recai prima dalla pediatra, chiedendole com’era possibile che non avesse rilevato nessuna anomalia cardiaca, diagnosticando presenza di muchi ad una neonata che stava morendo. In tutta risposta mi disse che mi aveva fatto un favore a visitarla, perché Maria sarebbe diventava sua paziente dal mese successivo. Le risposi che il favore me lo avrebbe fatto se non l’avesse visitata, così avrei interpellato un dottore più competente di lei.

Preso dalla rabbia, mi recai in ospedale dove era nata, chiedendo spiegazioni al medico. Mi disse che ero un ingrato: “Mi devi baciare le mani – disse  – ho salvato la vita a tua figlia”. Insomma, invece di darmi spiegazioni, mi derise e mi provocò. Inveii verbalmente contro quell’individuo, era il minimo che potessi fare.

Quello pseudodottore ha avuto il coraggio pure di denunciarmi per minaccia a Pubblico Ufficiale e interruzione pubblico servizio, dichiarando vigliaccamente che aveva soccorso prontamente la bambina, sbattendomi sulle prime pagine di giornali e tv regionali.

La sentenza del processo mi ha condannato a 15 giorni, pena sospesa, fortunatamente avevo registrato la conversazione e ho smentito molte accuse che mi sono state rivolte. Ho denunciato quel medico per falsa testimonianza, molte cose dichiarate in udienza non corrispondono a ciò che la registrazione riporta. Ero stato accusato di aver detto che la cartelle clinica era stata manomessa, frase mai pronunciata da me come si evince nel file audio. Spero che giustizia sia fatta.

Se quel giorno non avessi insisto per farla visitare e fossi andata via, mi figlia sicuramente non c’è l’avrebbe fatta. Quel verme avrebbe ucciso una neonata e rovinato un intera famiglia.

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