Il racconto sull’assalto allo sportello automatico del Banco di Napoli, in via Epifania, a Capurso, si arricchisce di alcuni particolari. A raccontarli è un uomo che ha vissuto tutte le fasi del colpo. L’azione è partita alle 2.57. “Io ero rientrato poco prima – racconta il testimone – mia moglie si era attardata. L’ho chiamata al telefono mentre aveva già preso la via di casa, pregandola di andare verso l’abitazione della madre”.

I banditi – almeno tre quelli visti personalmente – erano irriconoscibili. “Erano tutti vestiti di nero, anche i loro volti erano coperti – aggiunge l’uomo -. Uno era alla guida dell’escavatore, gli altri due a terra davano indicazioni e tenevano sotto controllo la strada. La cosa che mi ha colpito molto è stata la tranquillità con la quale hanno iniziato a sfondare l’ingresso della banca. Sembravano operai in pieno giorno alle prese con lavori stradali”.

Probabilmente il commando ha guadagnato un po’ di tempo sfondando una vetrina a pochi chilometri di distanza dal luogo dell’assalto al bancomat. In questo modo le attenzioni dei Carabinieri sono state rivolte altrove per qualche minuto. “In contatto con mia moglie – prosegue il racconto di quella notte – vegliavo mio figlio che dormiva. Non nascondo di aver avuto molta paura. Non capita tutti i giorni di assistere a una scena simile”.

Otto, forse dieci minuti dopo l’inizio dell’assalto i banditi sono stati sorpresi dai Carabinieri. “Ho sentito alcuni colpo di pistola – continua il testimone -. A quel punto i tre sono scappati a piedi nella stessa direzione, lasciando sul posto il camion con cui avrebbero dovuto trasportare il bancomat”. Quasi certamente ad attenderli c’erano alcuni complici ad aspettarli con l’auto. Non si esclude che l’escavatore possa essere stato rubato qualche giorno fa a Rutigliano.

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