Falcone e Borsellino e la crociera sul Britannia. Chi c’era fra i simpatici croceristi e perché si trovavano tutti insieme? Cosa c’entrano i due giudici uccisi con l’innocente crociera a bordo del panfilo regale Britannia? Niente, si tratta di casualità. Ricordiamone qualcuna di queste casualità. In questi giorni abbiamo assistito alle celebrazioni per l’anniversario
dell’attentato al Giudice Falcone, ed a quello successivo di 50 giorni dopo del Giudice Borsellino. Siamo un paese dove si uccidono i Giudici, dove si possono uccidere giudici e poliziotti. Sopratutto giudici e poliziotti che hanno il torto di indagare non sulla mafia, ma sui rapporti tra affari economici e mafia, tra politica e mafia. Questo dovrebbe essere un dato gravissimo. Ma ritengo che sia ancora più grave assistere a celebrazioni che non riportano il dato più scandaloso e preoccupante. Dopo 25 anni non sappiamo niente sui mandanti. Conosciamo solo gli esecutori di una operazione militare, il posizionamento di esplosivi, che avrà richiesto mezzi, tempi e persone in quantità, appunto, da spedizione militare. Ma non sappiamo nulla sui mandanti. Non sappiamo neppure chi erano nell’attentato successivo a Borsellino le persone, riprese in video, alcune in divisa ed altre in giacca, che si aggiravano subito dopo l’attentato tra i resti delle auto. Non sappiamo chi fossero e cosa cercavano.

Ma io vorrei parlare di un altro episodio che si colloca tra i 2 attentati. Non ho voglia di fare del complottismo, di collegare gli episodi. Voglio solo riportare alcuni accadimenti che sono stati determinanti per il futuro industriale dell’Italia. Futuro definito privatizzazione o liberalizzazione. La maggior parte degli attori politici dell’epoca, che sono rimasti nelle cariche politiche fino ai nostri giorni, sono stati interrogati recentemente da giornalisti un po’ più curiosi degli altri. Tutti si rammaricavano di non aver completato questo progetto che hanno chiamato “privatizzazione” o “liberalizzazione”, che è più elegante. Qualcuno, come Amato, si è rifiutato di rispondere al cronista che chiedeva una valutazione aggiornata sugli effetti della privatizzazione. Il nostro ex Primo Ministro, ex ministro ed ex un sacco di altre cose, si è rifiutato di rispondere in quanto non è più un politico e non si occupa di queste cose. Qualcun’ altro ha risposto e si doleva di non aver completato l’opera di privatizzazione. Forse si riferiva alla sanità, alla scuola, ai trasporti, all’energia, all’acqua rimasti ancora nella disponibilità dei cittadini.

Cominciamo il nostro percorso narrativo. Dobbiamo fare una piccola premessa sullo stato economico industriale dell’Italia. Negli anni ’60 e ’70 l’Italia aveva raggiunto i livelli industriali dell’Inghilterra, e scoprimmo di poter superare la Francia e di essere ai livelli industriali della Germania. Questo sviluppo coinvolse non solo le attività industriali ma anche lo sviluppo con Mattei delle risorse energetiche insieme a un’attività che è stata dimenticata, quella del nucleare. L’Italia diventa la nazione in Europa più evoluta nella produzione nucleare. Un dato dimenticato, da collegare alle modalità rimaste oscure, per le quali venne cancellata la struttura nucleare con l’attribuzione di scandali che non hanno mai trovato la verità.

1978 in Italia
Quell’anno fu assassinato Moro. Venne già assassinato Mattei, colpevole di aver cercato di creare una struttura produttiva commerciale, alternativa alle sette sorelle ed all’attuale oligopolio sul petrolio. Mattei stava creando, con i paesi arabi moderati, una rete che si contrapponeva a quella delle sette sorelle e che era vantaggiosa per l’Italia e per i paesi arabi. Immaginate la valenza politica dell’intuizione di Mattei, alla luce degli episodi che sono accaduti, fino ai nostri giorni. Anche Moro viene assassinato, e ricordiamo sua la posizione politica. Moro, per scelta ideologica, era come Mattei vicino ai paesi arabi moderati, e quindi avverso alla politica di Israele. Ma soprattutto era di fatto impegnato per un’ operazione di avvicinamento al partito comunista italiano. Da parte occidentale l’ipotesi di un avvicinamento del partito comunista al governo aveva addirittura portato Kissinger a minacciare di morte Aldo Moro. (Ci sono le testimonianze della famiglia che, terrorizzata, aveva chiesto ad Aldo Moro di ritirarsi dalla politica, senza essere ascoltata).

1992 in Italia. Torniamo alla nostra crociera.
Un avvenimento, quello del 2 giugno 1992, che secondo chi scrive è stata la matrice operativa di tutta l’operazione di vendita a saldo di stagione dell’apparato produttivo italiano.
Si tratta di una crociera a bordo del panfilo Britannia, al largo delle coste della Sicilia. A bordo del panfilo si riuniscono le figure apicali del potere inglese ed americano. C’erano i politici, gli imprenditori e banchieri, ai quali si rivolgeranno i nostri politici per facilitare l’acquisto a prezzi di saldo dell’apparato produttivo italiano. Sono presenti la Salomon Brothers, la Goldman Sachs e la Merril Lynch, con le quali i futuri nostri ministri e primi ministri avranno rapporti di collaborazione professionale. Anche la Goldman & Sachs? Sì, quella che è interessata al Gasdotto che attraverserà la Puglia e l’Italia, quel gasdotto per il quale non si è capito, quale possa essere il vantaggio economico per la Puglia e per l’Italia.
La Goldman & Sachs è la stessa che ha fatto il lavoro di “maquillage” sui conti della Grecia, e poi si è proposta come intermediaria finanziaria nell’operazione di “salvataggio e prestito”.
La Goldman & Sachs è quella che ha avuto come consulente Manuel Barroso, ex presidente della Commissione Europea, che ha avuto come collaboratori Romano Prodi, Monti e Letta. Cosa possano aver fatto durante la crociera tutta quella bella gente? Sicuramente avranno fatto quello che fanno i croceristi. Mangiato, giocato ai giochi di bordo, ascoltato la banda militare che intratteneva gli ospiti con canzoni degli anni trenta. Ma cosa è successo dopo la crociera al sistema industriale italiano? Dopo quella crociera gli inglesi e gli americani avrebbero acquistato a prezzi di favore il 48% delle aziende italiane. Non solo quelle pubbliche ma anche le private. Comprese la Buitoni, la Negroni, la Ferrarelle, la Locatelli, la Perugina, la Galbani. Era presente anche Mario Draghi nella sua qualità di direttore delegato del ministero del Tesoro e il dirigente dell’Iri Beniamino Andreatta. Draghi fece solo una breve introduzione poi scese dal Panfilo. Nello stesso anno si insediò il governo di Giuliano Amato. Amato trasformò gli Enti statali o parastatali in Società per Azioni per rendere praticabile la cessione.

L’operazione ebbe l’assenso del Fondo Monetario Internazionale con tutti i condizionamenti che abbiamo imparato a conoscere. Da questa data il saccheggio dell’Italia, in nome del libero mercato, ci ha portato ad un impoverimento industriale ed economico, ad un incremento di disoccupazione e ad un incremento del nostro debito pubblico. Vendendo l’argenteria di famiglia, non solo non abbiamo alleggerito il nostro debito pubblico, ma siamo diventati più poveri. In nome del libero mercato, un capitalismo straccione si è impadronito con soldi nostri delle nostre potenzialità produttive. In nome del libero mercato, ed in nome di un fasullo adeguamento ai dettati europei, ed in nome di una fasulla concezione di efficientismo che sarebbe garantito dal privato, abbiamo permesso tutto questo. Non esiste nessuna verifica empirica che dimostri che il privato sia più efficiente del pubblico. Se un’azienda pubblica o privata è gestita da cani, o da cognati impreparati, funzionerà male. Abbiamo dimenticato di aver avuto il maggiore sviluppo industriale del dopoguerra grazie all’intervento pubblico. Se poi abbiamo trasformato le aziende pubbliche in ricoveri per politici trombati, la colpa non è nella natura pubblica o privata dell’iniziativa, ma nella qualità della nostra dirigenza. Noi abbiamo buttato il bambino con l’acqua sporca. In cambio di cosa?

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