Ignorata dall’informazione italiana, si è svolta a Roma una dimostrazione in opposizione all’euro e al nostro ruolo nella NATO. Negli ultimi 20 anni, gli attacchi della Nato sono stati 7. Si è cominciato nel 1991 con la prima guerra del Golfo, l’anno successivo in Somalia, nel 1995 in Bosnia, nel 1999 in Serbia, nel 2001 in Afghanistan, due anni dopo una nuova guerra all’Iraq e poi nel 2011 l’aggressione alla Libia di Gheddafi.

In questi giorni abbiamo saputo che il “macellaio” Milosevic, diventato macellaio dopo che per qualche anno era stato considerato il pacificatore dei Balcani, è ridiventato politico senza macchia, ma alla memoria. Un cambiamento repentino d’opinione simile a quello poi toccato a Saddam Hussein, a Gheddafi e ad Assad. In questi cambiamenti di opinione, l’informazione italiana è la prima a schierarsi a richiesta. Ora è il momento della Russia di Putin.

Vista l’inaffidabilità di giudizio e di visione politica della nostra informazione e della nostra classe politica, ha senso, a 70 anni dalla fine della seconda guerra mondiale e a quasi 30 dalla caduta del muro di Berlino, la NATO? Ha senso per l’Italia l’appartenenza ad una struttura di guerra nella quale non abbiamo come italiani nessun ruolo apicale? Vi fidate delle scelte delle scelte dei nostri ministri Mogherini e Pinotti? Io no!

Le vedo inconsistenti e completamente appiattite alle scelte strategiche di altri paesi che non hanno a cuore gli interessi dell’Italia. D’altra parte, se qualcuno le ha messe in quel ruolo, le ha messe perché non devono intralciare le scelte già decise da altri. Queste signore catapultate in quei ruoli, conoscono il numero preciso degli ordigni atomici presenti in Italia? Secondo alcuni sono 40 a Ghedi e 50 ad Aviano. Un numero sufficiente a farci saltare in aria, l’importante è che tutto avvenga fuori dai confini degli Stati Uniti.

Nella crisi di Cuba, quando con una classe dirigente di qualità diversa da questa si intervenne contestualmente al conflitto USA-URSS per ridimensionare il pericolo per l’Italia di una reazione atomica della Unione Sovietica, i morti previsti nei primi venti minuti di guerra in Puglia ed in Sicilia erano 2 milioni.

Adesso le cose sono molte migliorate, di una sopravvivenza non si parla neppure. Ma a parte l’indifferenza per un futuro che potremmo non avere, quanto ci costano queste guerre? Per l’Istituto Internazionale di Stoccolma, la nostra adesione alla Nato costa 72 milioni al giorno.

Poi ci sono i soldi spesi per gli armamenti e tutte le voci più o meno esplicite di tutto ciò che è guerra, con il risultato di essere considerati politicamente una provincia dell’impero. Questo ci permette di avere due ministre che giocherellano con la guerra, con i soldi nostri ed i figli degli altri.

Abbiamo anche un privilegio rispetto agli altri paesi d’Europa. Siamo preferiti rispetto agli altri paesi, noi abbiamo ben due basi atomiche. Un arsenale dislocato ad Aviano (Pordeone) e a uno a Ghedi (Provincia di Brescia). Ma non dobbiamo preoccuparci perché questi due arsenali non esistono. Nessuno ne parla. Non ne parlano le nostre ministre, non ne parlano i nostri giornali. Nessuno sa chi paga la presenza delle basi atomiche militari. Senza la ricerca di Hans Kristensen, direttore del “Nuclear Information Project”, non ne sapremmo nulla e vivremmo felici e spensierati come le nostre ministre. Forse è venuto per tutti noi il momento di porre alcune domande.

Domande banali: Qual è il ruolo dei militari italiani o del governo italiano nella gestione di questo arsenale? Qual è la spesa nel proteggere queste armi? Qual è il rischio per l’Italia? Qual è il vantaggio per l’Italia ad appartenere ancora alla Nato? Non ci sono risposte. I nostri politici sono occupati a vedere il pericolo negli sbarchi di quelli che fuggono dalle guerre attivate per interessi non nostri. Il loro orizzonte culturale e politico si ferma lì. Purtroppo anche il nostro.

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3 COMMENTI

  1. Forse banale ma qualche risposta si può tentare di articolare alle domande poste. Non che tu non ne abbia (i capelli bianchi ne sono il segno), ma lo scambio di opinioni è sempre cosa produttiva.
    Il ruolo dei nostri militari, al riguardo degli arsenali, potrebbe essere quello di custodi e manutentori degli armamenti, sopportandone le pesanti spese che comportano l’incarico, puntualmente foraggiate da nostro governo che così trova il suo ruolo. Ruolo anche di Stato sceriffo, o meglio vice-sceriffo, che la Nato ci affida per sbolognare il mantenimento di uno status quo a difesa ed esclusivo vantaggio degli interessi americani. Difficile quantificare le spese, ma se ogni aereo F-35 costa circa 100 milioni di euro (ne abbiamo acquistato 90?), non riesco proprio a fare i conti con simili cifre. Di ciò me ne scuso, abituato come sono ad aver a che fare con numeri da stipendiucolo!
    Finita la guerra fredda, si vedrebbero pochi rischi per l’Italia, almeno dalla parte storicamente avversa all’alleanza atlantica. A meno d’incidenti interni che avrebbero del clamoroso, potremmo cautamente affermare di stare tranquilli. Va riconosciuta, a tal proposito, la professionalità raggiunta soprattutto dai nostri sottufficiali addetti ai controlli.
    Poiché, ormai, la Nato ha esaurito il suo scopo e che è una palla al piede per molti paesi europei, il vantaggio per l’Italia potrebbe ricercarsi nell’appartenere finalmente alla parte giusta. Non dimentichiamo la nostra politica da equilibrista, quando si è trattato di decidere dove schierarsi nelle due guerre mondiali.
    Comunque sia, all’interno della Nato, solo gli States e i britannici hanno un rapporto paritario (Five Eyes), giudicando gli altri alleati con vecchi stereotipi da seconda guerra mondiale. Il Bel Paese, poi, è stato sempre considerato spaghetti e mandolino. Occorre dire, però, che ultimamente gli States ci hanno ritenuto degni di spiarci, alla luce della nostra politica estera pro-libica, pro-palestinese, pro-iraniana, pro-sovietica (tutte anti-americane). Evidentemente la nostra caratteristica del piede in due staffe, unita alla capacità di dialogo con i paesi anti-americani, stuzzica i vertici Usa affamati d’informazioni provenienti da quella parte.
    Bentornato.

  2. Oltre ai limiti da te puntualmente denunciati della politica italiana esiste anche una inconsistenza culturale dei politici italiani. Quando la posizione economica e politica italiana era più debole di adesso
    l’Italia nella crisi di Cuba riuscì ad inserirsi nella trattativa tra America e Russia ed ottenne il ridimensionamento delle basi di Gioia del colle e di Comiso . I protagonisti di quella trattativa rimasta segreta per decenni erano Fanfani, Andreotti e per i rapporti con la Russia Togliatti.
    Ma riesci ad immaginare la Pinotti o la Mogherini muoversi nel medesimo contesto?

  3. E che dire della crisi di Sigonella? Quando la bonanima del ministro Martini (allora capo del Sismi), si scontrò con gli americani che volevano prelevare Abu Abbas dal territorio italiano, in violazione della nostra sovranità territoriale? Come ricorderai, intorno all’aereo egiziano dirottato, si formarono tre cerchi concentrici: i nostri carabinieri circondarono l’aereo dei negoziatori; gli americani circondarono i carabinieri e un terzo anello di carabinieri circondò gli americani. Quelli erano attributi!
    Quanto ai Pinocchi o ai Moscerini, per quanta immaginazione possa avere, proprio non riesco a vederle.

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