Non c’è un solo residente di Barivecchia che metta in discussione la possibilità che le ossa custodite nella Basilica non siano quelle di San Nicola. Le reazioni alla notizia diffusa da un giornale turco e ripresa dalla BBC sono veraci e sanguigne.

Secondo un gruppo di archeologi che sta procedendo agli scavi in un quartiere di Antalya la vera tomba con le ossa del vescovo di Myra si troverebbe nel quartiere di Demre, ad Antalya.

I 62 marinai baresi, ipotizzano gli archeologi, avrebbero rubato le ossa del sacerdote sbagliato. I frati domenicani della Basilica rivendicano la certezza dell’autenticità delle reliquie di San Nicola custodite a Bari. Nel video le reazioni a Barivecchia.

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  1. “Appena i progetti dei Veneziani furono scoperti, i Baresi misero subito in vendita le loro merci e, conclusi rapidamente i loro affari, si affrettarono a dirigersi verso Mira; entrati nel porto della città, vi attraccarono le loro navi come al solito. Inviarono quindi due pellegrini di Gerusalemme, presi a bordo ad Antiochia, l’uno greco e l’altro francese di nascita per esplorare i dintorni, facendo attenzione ai Turchi che avevano empiamente devastato la regione”. Saputo che la zona era deserta, “quarantasette di loro (dei 62 marinai), bene armati, con grande devozione accorsero presso il santo corpo; gli altri, armati allo stesso modo, rimasero a sorvegliare le navi per paura dei Turchi che avevano invasa quella regione spopolandola con ferocia”.
    La cronaca di Niceforo racconta, ora, le peripezie e gli inganni che i baresi escogitarono per convincere i 4 custodi a mostrare il corpo del santo, arrivando infine alle maniere forti…ma lasciamo parlare il nostro chierico: “A questo punto un giovane molto coraggioso di nome Matteo, messa da parte la spada e preso un maglio di ferro, colpì con forza la lastra di marmo del pavimento che copriva il corpo del santo e la spaccò pezzo a pezzo.(…) Così trovarono una tomba di marmo bianchissimo che nascondeva al suo interno una bara”.
    La cronaca continua a raccontare che nessun marinaio voleva colpire la bara per paura che accadesse qualche sventura…”E allora Matteo, più coraggioso degli altri, non riuscì più a contenere il suo grande fervore e rise all’idea che potesse accadergli qualcosa di male. Impadronitosi del maglio, menò colpi selvaggi. Quando la tomba fu aperta, egli trovò tutta la bara colma di santo liquido, sino all’ombelico del santo corpo”. (…) “Dopo Matteo agì con ancora maggiore audacia. In tutta la faccenda egli ebbe l’ardire di non fermarsi praticamente davanti a nulla. Ora, ancora calzato, si slanciò nel sacro sarcofago. Entratovi, immerse le mani nel liquore e vi trovò le sante reliquie che galleggiavano in un viluppo di tutti i profumi che prendeva i venerabili sacerdoti come in un abbraccio insaziabile”. (…) “I Baresi, quindi, pieni di gioia, presero in fretta le armi e, mentre il primo sacerdote intonava un salmo, si misero il santo corpo sulle spalle e fecero ritorno alle loro navi, cantando le lodi di Dio”. Era l’11 aprile 1087.
    Tutti i cronisti occidentali di quella generazione riportarono l’evento, così facendo di Bari una delle capitali del pellegrinaggio mondiale.
    Charles W. Jones, studioso di san Nicola, scrisse: “Io mi propongo non di trovare l’uomo dove finisce la leggenda, ma di afferrare e capire in qualche modo la forza che consente ad un’immagine fantastica di radicarsi su questa terra, quasi diventando realtà”.

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