“Contro la disinformazione, Quotidiano Italiano non ti vogliamo”, recitava il cartello esposto al corteo contro il G7 e le politiche dei grandi sistemi. Troppe attenzioni nei nostri confronti rispetto ai reali problemi del nostro Paese. E noi, raccogliendo l’invito, abbiamo levato le tende, non senza battagliare per rivendicare il nostro ruolo e la nostra lealtà, continuando comunque a raccontare la manifestazione a distanza.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato questo servizio. Abbiamo dimostrato che la bonifica del cantiere in via Gargasole è stata solo una presa per i fondelli, potendo entrare liberamente nella ex Caserma Rossani, piena di possibili arnesi contundenti e soprattutto alla portata di tutti, anche dei ragazzi dei centri sociali che animano una parte di quei luoghi. Due precisazioni alle contestazioni sono d’obbligo. Le interviste alla Rossani col casco in testa hanno una ragione: il cronista era solo e la sella dello scooter rotta. L’altra accusa, ben più grave, è quella dell’affanno, anche in questo caso dettato solo dalla fatica e dal calore.

La tensione, però, è nata la prima volta che abbiamo scritto black bloc nel titolo di un articolo. I black bloc, un esiguo numero a Bari c’era, lo ribadiamo. Sapete da chi lo abbiamo saputo? Da alcune delle persone che ci hanno contestato al corteo: pusillanimi. Neppure in questo caso faremo nomi e cognomi, perché le fonti sono sacre. Quella notizia è stata incrociata con altre fonti e poi verificata, anche coi racconti di alcuni amici di Carrassi e San Pasquale, e poi attraverso una fotografia emblematica, che non pubblichiamo per la solita sacralità delle fonti, dirette, indirette o ufficiali che siano.

Grazie al cielo, di quello sparuto numero di black bloc (stranieri) presenti a Bari, non s’è vista traccia. Avranno pensato che non ne sarebbe valsa la pena. Ciò che ci ha maggiormente colpito della “Puglia contro il G7”, di quei collettivi e gruppi antagonisti che rivendicano libertà e democrazia, è la minaccia di creare scontri, di arrivare alle mani, per contestare il pullman di manifestanti No Tap provenienti dal Salento bloccato all’altezza di “Cozze”. Una scelta comunque improvvida delle Forze dell’Ordine e di Polizia.

Qualche canna coerente alle posizioni, perché l’hashish dev’essere liberalizzato, fumogeni, cori contro gli “sbirri maledetti” e belle parole di protesta, le stesse che avremmo pronunciato noi che non vogliamo la Tap; che proviamo a dare qualche speranza alla povera gente, avendo innescato un infernale meccanismo di aiuto al prossimo che rischia di travolgerci; che vogliamo uno Stato più equo e la pubblicità dei beni essenziali come l’acqua.

Chiediamo perdono per le parolacce, ma certe prevaricazioni non le tolleriamo da qualsiasi parte arrivino: comunisti, fascisti, centristi, amministratori pubblici e Forze dell’Ordine. In questi anni abbiamo dimostrato in diverse occasioni di non avere paura di dire le cose pane al pane e vino al vino. In quelle circostanze, poi, le parole diventano ciliege: una tira l’altra. Chiediamo di nuovo scusa.

Stavamo intervistanto Francesco Lezzi, il campione barese di pugilato alla ricerca di uno sponsor – tanto per non discostarci molto dalla nostra abitudine di tendere una mano agli altri, come in passato abbiamo fatto con quegli stessi aderenti ai centri sociali, collettivi e antagonisti. Molti di loro hanno i nostri numeri di telefono e noi abbiamo i loro. Nel bel mezzo dell’intervista, un tipo del quale ancora adesso disconosco il nome ci ha interrotti dandoci dei pezzi di merda e mandandoci a quel paese.

A quel punto l’invito all’innominato ad avere un faccia a faccia con la telecamera, senza alcun taglio e modifica. Salvo poi scoprire che il portavoce, ribadendo che il male del secolo non è rappresentato solo dal Quotidiano Italiano, ma anche da certa altra stampa, non era poi così d’accordo alla pubblicazione del pezzo. Nessuno è santo, ma tutti meritano di esprimere il proprio pensiero. Quell’intervista, senza modifiche e tagli è esattamente ciò che vedrete nel video allegato a questo articolo.

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3 COMMENTI

  1. La redazione è molto seria, giornalisti impegnati in diverse inchieste di un certo rilievo. Non sono faziosi, lasciano spazio a tutti coloro che a gran voce rivendicano i propri diritti. La contestazione è immeritata. Chiedere scusa è vostro dovere.

  2. caro Antonio, come hai anche tu visto e’ un poveretto che si voleva mettere in luce, in evidenza, come, e permettimi quei 4 coglioni come lui, gli unici a manifestare e senza palle che se la volevano prendere con te, ma solo per agitare gli animi e che manco ci sono riusciti.
    Mentre i veri blak block sono rimasti alle loro case, dicendosi: CHE CAZZO ANDIAMO A FARE A BARI CITTA CHE NON SERVE A UN CAZZO!!!
    E poi lo squallore di questi 4 pederasti arriva al carcere con la musica napoletana. CHE SCHIFO proprio a ridicolizzare bari fino all’osso. E i politici che ci governano che hanno usato la nostra citta’ disanguata di tutto continuavano a fare i cazzi loro. Quindi questo manifestante e suoi 4 coglioni sono l’evidenza, la presenza la personalita’ della rovina di una società ormai sbandata col cervello innacquato…. VAI AVANTI LOCONTE.

  3. Questo è un chiaro esempio che spesso chi “manisfesta” non sa neanche perché lo fa.

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