“Lo sblocco del turnover è un fatto essenziale, l’età media degli operatori per strada si aggira intorno ai 50 anni, c’è bisogno di nuove leve, nuovi agenti”. Antonio Barnabà, della Uil Fpl, commenta il giorno dopo, a bocce ferme, il via libera alla Camera dei vari emendamenti al così detto Decreto Sicurezza: “A Bari c’è una carenza di circa 250 unità, questo provvedimento è fondamentale anche rispetto ai carichi di lavoro, per poter dare risposte i cittadini in termini di presenza e presidio del territorio”.

“Garantiamo giornalmente H24 la sicurezza col presidio sul territorio, avere 250 unità in più è un fatto importante. Ovviamente per questo conta avere l’accesso alla banca dati anche per le identificazioni su strada, per valutare le persone che abbiamo fermato, con i problemi per la sicurezza anche dell’operatore, noi abbiamo sempre avuto dei limiti come Polizia Locale. Attendere che la sala operativa della Questura ci dia nei tempi dovuti delle risposte, può portare delle criticità nell’ambito dell’operazione”.

Lo sblocco del turnover è solo uno degli aspetti legati al Decreto Sicurezza. L’aula della Camera ha infatti dato il via libera, tra le altre cose, anche all’equo indennizzo e al riconoscimento delle spese di degenza per causa di servizio, ma stranamente non è ancora arrivato il riconoscimento della pensione privilegiata. Si tratta comunque di passi in avanti per tutta la categoria delle Polizie Locali, anche se, come ci ha spiegato Barnabà al microfono, ci sono ancora diversi nodi da sciogliere in tema di contratto.

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  1. Dispiace che il sindacalista (sembra una persona seria) abbia dimenticato di citare anche altre OO.SS., tra cui quelle di categoria. I sindacati confederati, a diversi gradi di affidabilità, sono stati istituzionalizzati dal potere politico già da molti anni, assumendo un ruolo da frizione tra le imposizioni di chi comanda e le rivendicazioni dei lavoratori. Per dirla semplice, cercano di tenere buona la base, sviolinando solo chiacchiere vuote di reali miglioramenti, per chi lavora. Come contropartita ricevono il riconoscimento politico e la possibilità di sedersi ai tavoli delle trattative, anche se la loro parola ha un valore nettamente inferiore rispetto alle decisioni che si prendono. Assumono, inoltre, un potere sociale pari, se non superiore, a quello politico. Se si considera che gli iscritti al sindacato sono milioni, e moltiplicando per il costo di ogni tessera, ecco che viene fuori una torta tanto ricca quanto buona. A parte le cattiverie, i veri difensori dei lavoratori sono finiti, purtroppo, con i Giuseppe Di Vittorio e Luciano Lama. Uno tosto ci sarebbe anche oggi, al secolo Maurizio Landini, ma sembrerebbe come bloccato da una entità superiore.
    Tornando al decantato equo indennizzo, sventolato ai quattro venti come risoluzione delle problematiche delle Polizie Locali, non vi è niente di più falso. Non è una conquista per tutti, ma misera elargizione per chi, malauguratamente, subisce un infortunio o una malattia professionale. Comunque sia, servirebbe spiegare le percentuali di calcolo applicate sullo stipendio annuale; se vi è lo scatto di anzianità (7,50 € lordi al mese) e se è previsto l’abbuono di 1 o 2 anni sull’età pensionistica.
    Al riguardo dei futuri miglioramenti contrattuali (bloccati da una decina d’anni), la UIL sa che la soluzione è un contratto separato per le Polizie Locali. Troppe differenze dividono il lavoro di un impiegato dell’anagrafe, da quello della polizia giudiziaria, ma da quest’orecchio CGIL, CISL e UIL proprio non vogliono sentire. Sul turnover, non serve sprecare energie sindacali, giacché il governo decide in autonomia quando e come farlo. Ad maiora semper!

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