Il quotidianoitaliano.it ha incontrato in esclusiva l’artista per farsi raccontare le particolarità del lavoro e le sensazioni dell’eccezionale commissione.

Immaginiamo avverta una certa responsabilità

Sia per il confronto con le opere non distrutte dal sisma come il monumento sepolcrale tardo gotico  di Lalle Componeschi, che certamente incute un certo rispetto e mette addosso un po’ di pressione, sia per la grande emozione. La commissione, infatti, avuta perché mi ero già cimentato con opere di arte sacra e devozionale, è arrivata proprio a ridosso dell’evento sismico. Una grossa responsabilità anche per le aspettative della gente, con bisogni certamente più urgenti.

In cosa consiste esattamente il suo intervento?

Sto realizzando complessivamente 18 dipinti: pale d’altare per le navate laterali, delle cappelle absidali e dell’abside dell’altare maggiore, comprese le cimase per le ancone marmoree degli altari delle navate laterali. La scelta iconografica è stata fatta tenendo in considerazione i Santi della devozione popolare aquilana: il patrono San Massimo d’Aveia, San Vittorino d’Amiternum, San Biagio vescovo a cui è dedicata la chiesa, il sacrificio d’Isacco, l’Ecce Homo, San Pietro e tre dipinti sulla vita di San Giuseppe. Per l’abside, invece, sono previste due scene tratte dall’Apocalisse di San Giovanni.

Non dev’essere stato facile reperire le immagini iconografiche

Non è stato semplice potersi affidare e reinterpretare in chiave contemporanea soggetti iconografici tipici della storia dell’arte. Nel caso di San Vittorino non abbiamo trovato alcun dipinto che lo raffigurasse, se non uno nelle catacombe aquilane. In quel caso ho inventato totalmente, facendo una ricerca filologica per la realizzazione dei paramenti vescovili dei primi secoli del cristianesimo. Ho cercato comunque dei modelli somiglianti tra amici e parenti. Il modello non professionista ha delle componenti anche emotive nella fase in cui posa, che spesso ben si prestano alla riuscita di un’opera, contrariamente a chi lo fa di professione.

Come individua i modelli?

Spesso si tratta di persone sconosciute che vedo al supermercato, alla posta, in chiesa. Uno dei chierichetti della parrocchia che frequento, per esempio, è San Massimo; un idraulico è San Vittorino; un caro amico è Isacco e ha dovuto farsi crescere la barbara; un commercialista è Gesù. In un paese piccolo come il mio è facile vedere sfilare le persone che hanno posato come Santi anche in abiti civili nei loro contesti abituali. E’ davvero curioso.

La gente che la conosce capisce di avere a che fare con un artista di fama internazionale?

In paese c’è chi riesce ad avere la percezione del valore delle cose che faccio e quindi mostra stima e interesse. Ma altri non hanno neppure i mezzi per comprendere, di conseguenza difficilmente hanno delle reazioni positive. Qualcuno mi considera un tipo eccentrico, persino sfortunato perché non ho un lavoro fisso. E’ vero, siamo precari per antonomasia, ma lavorare senza dover badare in maniera determinante all’aspetto economico è davvero una grande gratificazione.

Alcune tele sono di grosse dimensioni, non sarebbe stato meglio realizzarle sul posto?

Ho pensato di trasferirmi all’Aquila quando si è trattato di dipingere i due teleri per l’abside alti 3,25 metri e larghi 1.80 metri. Solitamente lavoro nella mansarda della mia abitazione, ma essendo inadeguata, ho dovuto traslocare in un garage non lontano. Ho progettato e fatto costruire una scala lignea che mi permettesse di dipingere a quelle altezze.

E’ conteso dai collezionisti di mezzo mondo, ha esposto in alcune grosse città; Sgarbi l’ha voluta nell’ultima Biennale d’Arte Internazionale di Venezia; persino Costa Crociere le ha commissionato un dipinto per la prossima “Fabulosa”, eppure dipinge da Adelfia, in provincia di Bari.

Per la mia tipologia espressiva posso tranquillamente fare ciò che faccio da Adelfia. Per quel che riguarda i contatti professionali naturalmente devo spostarmi in altre zone d’Italia e d’Europa. Tutto sommato è più facile trovare modelli che posino, in molti casi nudi, in un ambiente familiare. Poi c’è la rete e il mio sito http://www.giovannigasparro.com/ che mi permette di restare in contatto col mondo.

Come ha trovato l’Aquila?

Il centro storico dell’Aquila è una città immobile, spettrale. La ricostruzione non è ripartita. Gli altri edifici di culto della città per gran parte sono ancora diroccati. Non hanno avuto alcun intervento se non la messa in sicurezza. Non c’è stato un restauro ad eccezione di qualche edificio come San Bernardino, forse l’unico esempio di lavori condotti in un certo modo. Le promesse fatte durante il G8 non si sono del tutto concretizzate.

Antonio Loconte

Qui sotto alcune immagini delle opere di Giovanni Gasparro

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